Posté le février 12, 2008 dans Italiano | Commentaires fermés

Il priorato di Marcèvol si trova a 560 metri di altezza su una pianura che domina la valle della Tet. Il paesaggio è meraviglioso: a nord il Roc del Maure (775 m), ad ovest il Pic de Bau (1025 m), a sud la mitica vetta dei Catalani: il picco del Canigou (2785 m). A pochi passi dal priorato, la cappella di Nostra Senyora de las Grades, del XI secolo, domina la piccola frazione.

Alcune vestigia come un dolmen e un oppido testimoniano la presenza dell’uomo dal neolitico (4000 anni a.C.). Tracce di coltivazioni a terrazze, di percorsi di pastori, il leccio, la gariga, la vigna delimitano il territorio del comune di Arboussols del quale, dal 1822, fa parte la frazione di Marcèvol.

Il priorato è stato edificato nel XII secolo dai canonici del Santo Sepolcro. Nel 1129, il vescovo di Elne ha donato loro la chiesetta di Nostra Senyora de las Gradas ed i terreni annessi. Sono canonici regolari che seguono la regola di Sant’Agostino.

L’ordine del Santo Sepolcro è stato fondato nel 1099, dopo la conquista di Gerusalemme in seguito alle crociate per avere il controllo della tomba di Cristo; si estese rapidamente in Europa dove ricevette beni e donazioni. Dal 1129 al 1484, anno in cui l’ordine fu sciolto dal papa, Marcèvol è stata una sua sede. Nel 1484, l’edificio passa sotto l’egida dei sacerdoti, raggruppati in comunità, della parrocchia di Vinça. A quell’epoca, viene installato nell’abside un retablo consacrato alla Vergine. Questa comunità si unisce all’organizzazione delle indulgenze chieste alla Vergine. Una vecchia tradizione associa ad un miracolo la madre di un papa, in cammino verso Compostela, che sarebbe sepolta nella chiesta parrocchiale. Marcèvol diventa quindi un luogo che attira centinaia di pellegrini che sperano di ottenere grazie o indulgenze. Questa indulgenza è la più celebre del Conflent ed ogni anno, il 3 maggio, si celebra una messa a Marcèvol.

Durante la Rivoluzione, il priorato viene venduto come Bene Nazionale. Diventa il centro di una grande azienda agricola. Gli edifici non vengono più sottoposti a manutenzione. Negli anni ‘70, per salvare il priorato dalla rovina, cantieri volontari si organizzano nell’Associazione del Monastero di Marcevol e fanno del priorato un luogo di accoglienza aperto alle grandi correnti spirituali, artistiche e terapeutiche della società. Nel 2001, l’associazione diventa Fondazione del priorato Marcevol a cui viene riconosciuto il ruolo di pubblica utilità e continua la sua vocazione di accoglienza, alloggio di gruppi, soggiorni di scolaresche e manifestazioni culturali.

Architecttura

La facciata è rivolta ad ovest. E’ tipica dell’arte romanica del XII secolo: realizzata con pietre granitiche perfettamente tagliate ed assemblate, valorizza i diversi materiali di cui è costituita.

Il portone è in marmo rosa della cava di Villefranche-de-Conflent. Per l’architrave ed il timpano , è stato usato del marmo di altri due colori. E’ formato da un archivolto , diviso in diverse modanature , sottolineato da una fascia di denti d’ingranaggio . Al centro, si apre la porta con l’architrave ed il timpano tagliati. I due battenti sono ampiamente decorati con bandelle tipiche dell’arte del ferro catalana. Con le loro spirali disposte simmetricamente, riportate ed inchiodate nel legno, rinforzano e decorano la porta.

La finestra, in marmo rosa, riprende in piccolo la composizione del portone. La bellezza della facciata sta nella perfetta inclusione delle due opere in marmo nel muro di pietre.
Sul muro, due lastre in marmo rosa, con le iscrizioni, rappresentano le tombe di due priori morti nel XII secolo.

Il campanile è spostato verso destra, il che indica probabilmente una ricostruzione a seguito del terremoto del 1428. A destra della chiesa, l’attuale porta d’entrata del priorato è incassata in un muro di diversi tipi di apparecchiatura: a lisca di pesce , regolare, a volte anarchico. Alcune feritoie ed una bertesca testimoniano la vocazione difensiva di questo bastione verosimilmente edificato nel XIV secolo, su richiesta del re di Aragona.

Il chiostro : all’interno della corte, i beccatelli presenti sulla parete sud della chiesa e le fondamenta di un muro con tettuccio convesso indicano l’esistenza di una galleria del chiostro di cui non rimane nulla. Tuttavia, la sua presenza è testimoniata nel XV secolo, quando gli abitanti di Arboussols vengono a prestare giuramento al nuovo priore della comunità.

La chiesa romana è eretta tra il 1129 ed il 1160. Fino all’inizio del XI secolo, le chiese erano per lo più squadrate. Dopo l’anno mille, la navata delle chiese viene sistematicamente coperta con una volta in pietra che diventa una delle caratteristiche dell’architettura romanica.
Santa Maria di Marcèvol è formata da tre navate. La navata centrale, coperta da una volta a tutto sesto, si apre ad est sull’abside. La navata laterale sud, meno alta, forma una volta a quarto di cerchio che poggia sulla navata; la navata nord, di diversa architettura, è stata probabilmente ricostruita dopo il terremoto del 1428.
Un’ampia decorazione murale composta di pitture rivestiva tutta l’architettura. L’absidiola sud ne ha conservato traccia e rappresenta il Cristo Pantocratore (dal greco pantos: “tutto”, e crator: “creatore”).
La scena comprende il Cristo circondato dagli angeli, assiso in maestà, in una mandorla . Benedice con la mano destra mentre nella mano sinistra tiene le Sante Scritture. Da una parte e dall’altra, sono raffigurate due lettere dell’alfabeto greco, l’alfa e l’omega, che rimandano ad un testo dell’Apocalisse: “Io sono l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, colui che è, che era e che sarà, l’Onnipotente”.

Il miracolo della farina

La leggenda vuole che la madre dell’immediato successore di San Pietro sia stata seppellita a Marcèvol. Ecco la storia: La vecchia donna, andando a San Giacomo di Compostela, sale a Marcèvol. Durante la salita si ferma, stanca, mentre minaccia un temporale. Un uomo di Marcèvol risale da Vinça con un’asina che porta un sacco di farina che egli ha appena macinato al mulino. Posa il sacco e fa salire la vecchia donna. Arriva la sera, i tuoni brontolano, scoppia il temporale. La vecchia gli dice di non preoccuparsi per il sacco. Effettivamente la farina era secca quando il contadino corse a cercarla l’indomani, ma, quando ritornò, la vecchia signora era morta. Dopo i funerali solenni, il suo corpo fu deposto sotto l’altare di Notre-Dame-de-las-Grada

Posté le février 12, 2008 dans Español | Commentaires fermés

El priorato de Marcevol se encuentra a 560 metros de altitud sobre una pequeña meseta que domina el valle del río Tet. El paisaje es espléndido: al norte, la Roca del Moro (775 m), al oeste el Pico de Bau (1025 m), al sur, la cima de la montaña mítica de los catalanes: El Canigó (2785 m). A pocos pasos del priorato, la capilla de Nuestra Señora de las Gradas, del siglo XI, preside la aldea.

Los vestigios de un dolmen y un oppidum atestiguan la presencia humana desde el neolítico (4 000 a.C.). Rastros de cultivos en terraza, de caminos pastorales, encinares, garrigales y viñas enmarcan el territorio del municipio de Arbossols al que la aldea de Marcevol se incorporó en 1822.

El priorato fue construido en el s. XII por los canónigos del Santo Sepulcro. En 1129, el obispo de Elna les hizo donación de la iglesia de Nuestra Señora de las Gradas y de sus dependencias. Se trata de canónigos regulares que siguen la regla de san Agustín.

La orden del Santo Sepulcro se fundó en 1099, tras la conquista de Jerusalén por los cruzados para velar la tumba de Cristo; se extendió rápidamente en Europa, donde recibió bienes y donaciones. Marcevol fue uno de sus establecimientos de 1129 a 1484, año en que la orden fue disuelta por el papa.

En 1484, el edificio pasa a pertenecer a los sacerdotes , agrupados en comunidad, que sirven la parroquia de Vinça. En esta época, se instala en el ábside un retablo consagrado a la Virgen. Y la comunidad se dedicará a la organización de los perdones de la Virgen. Una antigua tradición asocia a un milagro la madre de un papa, camino de Compostela, que estaría enterrada en la iglesia parroquial. Con ello Marcevol se convirtió en un lugar al que llegaban cientos de peregrinos con la esperanza de obtener gracias o indulgencias. Este perdón es el más célebre del Conflent y cada 3 de mayo se sigue celebrando una misa en Marcevol.

Con la Revolución francesa, el priorato fue vendido como Bien Nacional. Se convierte en el centro de una gran explotación agrícola. Los edificios sufrirán por falta de conservación. Durante los años 70, para salvar el priorato de la ruina, restauradores voluntarios se organizan como Asociación del Monasterio de Marcevol y hacen del priorato un lugar de acogida abierto a las grandes tendencias espirituales, artísticas y terapéuticas de la sociedad. En 2001, la asociación se convierte en “Fundación del priorato de Marcevol”, reconocida de utilidad pública, y prosigue su vocación de acoger al público, alojamiento para grupos, viajes escolares y manifestaciones culturales.

Arquitectura

La fachada, dirigida hacia el oeste, es típica del arte románico del s. XII: constituida por piedras graníticas perfectamente talladas y ensambladas, su carácter austero hace resaltar los distintos materiales que la componen.

El pórtico es de mármol rosa procedente de la cantera de Villefranche-de-Conflent. Para el dintel y el tímpano se utilizaron otros dos tonos de mármol.
Se compone de una arquivolta , dividida en varios arcos, uno de ellos en dientes de sierra . En el centro, se abre la puerta cuyos tímpano y dintel están hendidos. Los dos batientes están ampliamente decorados con herrajes típicos de la forja catalana. Con sus espirales dispuestas de manera simétrica, añadidas y clavadas en la madera, refuerzan y decoran la puerta.

La ventana, de mármol rosa, reproduce en pequeño la composición del pórtico. La belleza de la fachada proviene de la inclusión perfecta de ambas obras de mármol que destacan en la pared de piedra. En la pared, dos placas de mármol rosa, con inscripciones, representan las tumbas de dos priores muertos en el s. XII.

El campanario de espadaña está situado hacia la derecha, testimonio, sin duda, de una reconstrucción tras el terremoto de 1428.
A la derecha de la iglesia, la actual puerta de entrada del priorato está incrustada en una pared de diversos tipos de factura: en opus spicatum , regular, a veces anárquica. Unas aspilleras y un muro almenado recuerdan la vocación defensiva de esta muralla edificada, según parece, en el s. XIV, a petición del rey de Argón.

El claustro : en el patio interior, los modillones que se hallan en la pared sur de la iglesia y los cimientos de un muro destinado a sostener los arcos son testimonio de la existencia de una galería de claustro de la no queda nada más.
Sin embargo, sabemos que existía cuando los habitantes de Arbossols, en el s. XV, venían a prestar juramento al nuevo prior de la comunidad.

La iglesia románica fue construida entre 1129 y 1160. Hasta principios del s. XI, los techos de la mayoría de las iglesias eran de vigas aparentes. Después del año 1000, se cubre sistemáticamente la nave de las iglesias con una bóveda de piedra, que será una de las características de la arquitectura románica.
Santa María de Marcevol está constituida por tres naves. La nave central, cubierta por una bóveda de cañón, se abre al este por el ábside. La nave lateral sur, menos alta, forma una bóveda de cuarto de círculo que se apoya en la nave; la del norte, que presenta una arquitectura diferente, fue sin duda reconstruida tras el terremoto de 1428.
Una vasta decoración mural compuesta de pinturas cubría toda la arquitectura. En la absidiolo sur se conservan los restos de un Cristo Pantocrátor (del griego pantos: “todo”, y crator “creador”).
La escena representa a Cristo rodeado de ángeles, sentado en majestad, en una mandorla , la mano derecha levantada para bendecir y en la izquierda las Sagradas Escrituras. A cada lado, dos letras griegas, alfa y omega, nos recuerdan un texto del Apocalipsis: “Yo soy el alfa y la omega, el principio y el fin, el que es, y que era y que ha de venir, el Todopoderoso”.

El milagro de la harina

Dice una leyenda que la madre del sucesor inmediato de san Pedro en la sede papal fue enterrada en Marcevol. Esta es la historia:

La mujer, ya vieja, de camino a Santiago de Compostela, llega a Marcevol. Cansada, se para en la cuesta. El cielo amenaza tormenta. Un hombre de Marcevol vuelve del molino de Vinça con un borrico cargado con un saco de harina acabada de moler. Deja el saco en el suelo y ayuda a la mujer a montar en el borrico. Cae la noche, retumba el trueno, estalla la tormenta. La mujer le dice que no se inquiete por el saco. Efectivamente, cuando el buen hombre fue corriendo a buscarlo al día siguiente, la harina estaba seca. Pero cuando volvió, la mujer había muerto. Tras un solemne funeral, su cuerpo fue depositado bajo el altar de Nuestra Señora de las Gradas.

Posté le février 12, 2008 dans Català | Commentaires fermés

El priorat de Marcèvol es troba a 560 metres d’altitud en un altiplà que domina la vall de la Tet. El paisatge és magnífic: al nord, el Roc del Moro (775 m), a l’oest, el Puig de Bau (1025 m) i al sud, La muntanya mítica dels catalans: el Canigó (2785 m). A tocar del priorat, La capella de Santa Maria de les Grades, del segle XI,domina el llogaret.

Vestigis corn ara un dolmen i un oppidum testimonien una ocupació humana des del neolític (4000 anys aC). Rastres de conreus en feixes, de camins ramaders, l’alzina, la garriga. la vinya, marquen el terme del vilatge d’Arbussols del qual el llogaret de Marcèvol n’és agregat des del 1822.

El priorat va ser fundat al segle XII pels canonges del Sant Sepulcre. L’any 1129, el bisbe d’Elna els va fer donació de la petita església de Nostra Senyora de les Grades i de les dependències. Són canonges regulars que segueixen la regla de Sant Agustí.

L’orde del Sant Sepulcre va ser fundat l’any 1099, després de la conquesta de Jerusalem pels croats per vigilar la tomba de Crist; s’estengué ràpidament a Europa, on va rebre béns i donatius. Marcèvo1 va ser un d’aquests establiments del 1129 al 1484, any que l’orde va ser dissolta pel Papa.

L’any 1484, 1’edifici passa sota l’ègida dels capellans, agrupats en comunitat, que serveixen (de) la parròquia de Vinçà. En aquella època, s’instal·la a l’absis un retaule consagrat a la Verge. Aquesta comunitat també va dedicar-se a l’organització de “perdons” a la Verge. Una tradició antiga associa a un miracle la mare d’un Papa, camí de Compostel·la, que seria sepultada a l’església parroquial. Llavors, Marcèvol esdevé un lloc que atreu centenars de pelegrins amb l’esperança d’obtenir grades o indulgències. Aquest és l’aplec més famós de Conflent i cada tres de maig, encara se celebra una missa a Marcèvo1.

A la Revolució, el priorat és venut com a Bé Nacional. Esdevé el centre d’una gran explotació agrícola. E1s edificis patiran de falta de manteniment. Als anys 1970, per salvar el priorat de la ruïna, els tallers d’obres benèvols s’organitzen en “Associació del Monestir de Marcêvol”, fent del priorat un lloc d’acollida obert alos grans tendències espirituals, artístiques i teraputiques do la societat. L’any 2001, l’associació esdevé “Fundació del Priorat de Marcèvol”, reconeguda d’utilitat pública, i prosegueix la seva vocació d’acollida del públic, allotjaments per a grups, estades escolars i actes culturals.

Arquitectura

La façana mira cap a l’oest. És típica de l’art romànic del segle XII: constituïda de pedres granítiques perfectament tallades i ajuntades; el seu caràcter llis valora els materials diferents que la componen.

La portalada és de marbre rosa de la pedrera de Vilafranca de Conflent. Uns altres dos matisos de marbre s’han utilitzat per la llinda i el timpà. És composta d’una arquivolta, dividida en diversos arcs de volta, subratllada d’una feixa de dents d’engranatge. Al centre, s’obre la porta, de llinda i timpà esquerdats. Els dos ventalls són àmpliament decorats de ferramentes, típica de l’art del ferro català. Amb llurs espirals disposades de manera simètrica, afegides i clavades dins la fusta, reforcen i adornen la porta.

La finestra, de marbre rosa, reprèn amb mida mes petita la composició de la portalada. La bellesa de la façana rau en la inclusió perfecta de les dues obres de marbre en la paret de pedra. A la paret, dues làpides de marbre rosa, amb inscripcions, representen les tombes dels dos priors morts al segle XII.

El campanar de cadireta desplaçat cap a la dreta, probablement testimonieja una reconstrucció després del terratrèmol de l’any 1428.
A la dreta de l’església, la porta d’entrada actual del priorat es incrustada en una paret amb diversos tipus d’aparells: en espina de peix , regular, a vegades anàrquic. Unes espitlleres i un revellí palesen (de) la vocació defensiva d’aquesta muralla, versemblantment edificada al segle XIV, a demanda del rei d’Aragó.

El claustre : a l’interior del pati, les mènsules presents a la paret sud de l’església i els fonaments d’una estrada recorden l’existència d’una galeria de claustre del qual ja no en queda res. Tanmateix, la seva presència és atestada al segle XV, quan els habitants d’Arbussols vénen a prestar jurament al nou prior de la comunitat.

L’església romànica va ser edificada entre el 1129 i el 1160. Fins a l’inici del segle XI, les esglésies solien tenir embigat. Després de l’any mil, la nau de les esglésies es sistemàticament coberta amb una volta de pedra, que esdevé una de les característiques de l’arquitectura romànica.
Santa Maria de Marcèvol està constituïda per tres naus. La nau central, cofada d’un arc de mig punt, s’obre a l’est cap a l’absis. La nau lateral sud, menys alta, forma una volta de quart de cercle recolzada a la nau; la del nord, que presenta una arquitectura diferent, probablement va ser reconstruïda després del terratrèmol del 1428.
Una ampla decoració mural composta de pintures cobria el conjunt de l’arquitectura. L’absidiola sud n’ha conservat un rastre que representa el Crist Pantocràtor (del grec pantos: « tot », i cràtoi : « creador ». L’escena comprèn el Crist envoltat d’àngels, assegut en majestat en una mandorla . Beneeix amb la mà dreta, en la mà esquerra hi té les Sagrades Escriptures. A banda i banda, figuren dues lletres de l’alfabet grec: l’alfa i l’omega que remet a un text de l’Apocalipsi: « Soc l’alfa i l’omega, el principi i la fi, el que és, que era. i que ve, el Totpoderós ».

El miracle de la farina

La llegenda diu que la mare del successor immediat de Sant Pere a la seu del papat ha estat enterrada a Marcèvol. Vet aquí la història.
La vella dama, anant a Sant Jaume de Galícia, puja a Marcèvol. S’atura, cansada, dins la pujada, mentre temporaleja. Un home de Marcèvol torna de Vinçà amb un ruc que porta un sac de farina que acaba de moldre al molí. Deixa el sac i fa pujar la dona. Es fa fosc, trona. La vella li diu que no passi ànsia pel sac. Efectivament, la farina era seca quan el pagès va córrer a cercar-la l’endemà, però quan va tornar, la dona era morta. Després de funerals solemnes, el seu cos va ser dipositat sota l’altar de Nostra Senyora de les Grades.

Posté le février 12, 2008 dans Deutsch | Commentaires fermés

Das Priorat von Marcevol befindet sich in 560 m Höhe, auf einer Hochebene, die das Têttal überragt. Die Landschaft ist wunderschön, im Norden, der Roc del Maure (775 m), im Westen der Gipfel Pic de Pau (1025 m), im Süden, der legendäre Berg der Katalanen, der Gipfel des Canigou. In der Nähe des Priorats, die Kapelle Nostra Senyora de las Grades, 11.Jh., überragt den kleinen Weiler.
Überreste, wie z.B. ein Dolmen und ein Oppidum, zeugen von der Anwesenheit der Menschen ab dem Neolithikum (4000 J. vor J.C.). Spuren der Terrassenkultur, Hirtenwege, Steineichen, Heide und Weinanbau, kennzeichnen das Gebiet von Arboussol, welchem der Weiler von Marcevol seit 1822 angegliedert ist.

Das Priorat wurde im 12.Jh. durch die Chorherren des Heiligen Grabes erbaut. Der Bischof von Elne schenkte ihnen 1129 die kleine Kirche Nostra Senyora de las Gradas, sowie die umliegenden Nebengebäude. Es sind die Regularkanoniker, die der Regel des Augustinus folgen.

Der Orden vom Heiligen Grab wurde 1099, nach der Eroberung von Jerusalem durch die Kreuzritter, um das Grab Christi bewachen zu können, gegründet. Er verbreitete sich rasch in Europa, wo er Besitztümer und Schenkungen bekam. Marcevol war von 1129 – 1484, dem Jahr in dem der Orden durch den Papst aufgelöst wurde, eine seiner Einrichtungen.

1484 geht dieses Bauwerk in die Obhut der Priester; diese führen ein gemeinschaftliches Leben und kümmern sich um die Pfarrgemeinde von Vinça. In dieser Zeit wird in der Apsis, ein der Jungfrau geweihter Altar, aufgestellt. Diese Ordensgemeinschaft wird ebenfalls danach streben Marienwallfahrten zu organisieren. Eine alte Überlieferung bringt die Mutter eines Papstes mit einem Wunder in Verbindung; diese war auf dem Weg nach Compostela und soll in der Pfarrkirche beerdigt sein. Marcevol wird ein Wallfahrtsort, der hunderte von Menschen anzieht, in der Hoffnung, Gnade oder Vergebung zu erhalten.
In der Revolution wird das Priorat als Staatsbesitz verkauft. Es wird der Mittelpunkt eines großen landwirtschaftlichen Betriebes. Die Gebäude werden vernachlässigt. Um das Priorat vor dem Verfall zu retten, finden sich in den 70ger Jahren in dem Verein Monastir de Marcevol freiwillige Arbeitsgruppen zusammen und machen aus dem Priorat ein Zentrum, dass großen spirituellen, künstlerischen und therapeutischen Gesellschaftsbewegungen gegenüber aufgeschlossen ist. 2001 wird der Verein zur gemeinnützigen Stiftung des Priorats von Marcevol und folgt seiner Bestimmung, Besucher aufzunehmen, Unterkünfte für Gruppen und Schulfreizeiten zu bieten und kulturelle Veranstaltungen durchzuführen.

Architektur

Die Fassade ist gegen Westen gerichtet. Sie ist im typisch romanischen Stil des 12.Jh.s. errichtet, besteht aus vortrefflich behauenen und zusammengesetzten Granitsteinen; sie spielt mit ihrer schlichten Art, welche die unterschiedlichen Materialien, aus der sie sich zusammensetzt, hervorhebt.

Das Portal ist aus rosa Marmor aus dem Marmorbruch von Villefranche-de-Conflent. Für den Türsturz und das Giebelfeld wurden zwei andersfarbige Marmore verwendet.
Es besteht aus einem Archievolte , der in mehrere Bogenrundungen unterteilt und durch ein Verzahnungsornament hervorgehoben ist. In der Mitte öffnet sich die Tür, deren Türsturz und Giebelfeld gespalten sind. Die zwei Türflügel sind von charakteristischen Eisenbändern der katalanischen Schmiedekunst besetzt. Mit ihren, auf symmetrische Weise angelegten, auf das Holz aufgesetzten und aufgenagelten Spiralen, verstärken und dekorieren sie das Portal.

Das Fenster aus rosa Marmor, wiederholt im Kleinen die Zusammensetzung des Portals. Die Schönheit der Fassade wird durch die Einschließung der zwei marmornen Kunstwerke in den steinernen Mauerverband bewirkt. Auf dem Gewände, zwei rosa Marmorplatten, mit Inschriften, die auf die Gräber der beiden im 12.Jh. verstorbenen Priore, hinweisen.

Die Glockenwand, nach rechts versetzt, verweist mit Sicherheit auf die Wiedererrichtung nach dem Erdbeben 1428.
Rechts von der Kirche, fügt sich in einer Mauer von vielfältigen Mauerverbänden, im Fischgrätenmuster, regelmäßig, manchmal unregelmäßig, die jetzige Eingangstür des Priorats, ein. Schiessscharten und ein Vorwerk sind die Beweise für die Verteidigungsaufgabe dieses, wahrscheinlich im 14.Jh., auf Verlangen des Königs von Aragonien, errichteten Walles.

Der Kreuzgang : Im Inneren des Hofes, zeugen die auf der Südseite der Kirche vorhandenen Kragsteine und Fundamente einer Sockelmauer, von der Existenz einer Kreuzganggalerie, von der nichts mehr übrig ist.
Nichtsdestoweniger wird sein Vorhandensein im 15.Jh. bestätigt, als die Einwohner von Arboussol kommen, um dem neuen Prior der Ordensgemeinschaft den Treueid zu leisten.

Die romanische Kirche wurde zwischen 1129 und 1160 errichtet. Bis Anfang des 11.Jh.s waren die Kirchen meistens mit einem Gebälk gedeckt. Nach dem Jahre 1000 deckt man das Kirchenschiff mit einem Steingewölbe, welches eines der Kennzeichen der romanischen Architektur wird.
Sainte-Marie von Marcevol besteht aus drei Schiffen. Das Hauptschiff, mit einem Rundbogengewölbe bedeckt, öffnet sich im Osten zur Apsis. Das südliche weniger hohe Seitenschiff, das auf dem Hauptschiff aufliegt, formt ein Viertelbogengewölbe; das nördliche hat eine andere Architektur, ist zweifellos nach dem Erbeben 1428, wiedererrichtet worden.
Eine reichliche, aus Gemälden bestehende Gewändeverzierung, bedeckte die ganze Architektur. Der, in der südlichen Chorkapelle erhaltene Teil, stellt den Christus Pantokrator (aus dem griechischen panto-: alles, und krator: Herrscher) dar.
Die Szene zeigt den majestätisch thronenden Christus, umgeben von Engeln, in einer Mandorla . Mit der rechten Hand gibt er den Segen, in der linken Hand hält er die Heilige Schrift. An beiden Seiten befinden sich zwei Buchstaben, das Alpha und das Omega des griechischen Alphabets, die auf einen Text der Apokalypse verweisen: Ich bin das A und das, der Anfang und das Ende; der, der ist, der war und der, der sein wird, der Allmächtige.

Das Mehlwunder

Nach einer Legende soll die Mutter des unmittelbaren Nachfolgers auf den Papstthron des heiligen Petrus, in Marcevol beerdigt sein.
Die alte Frau, die auf dem Weg nach Santiago de Compostela ist, geht nach Marcevol hoch. Ermüdet vom Aufstieg, bleibt sie, während ein Gewitter aufzieht, stehen. Ein Mann aus Marcevol kommt mit seiner Eselin, auf dem Rücken einen Sack Mehl, den er in der Mühle mahlen ließ, aus Vinça zurück. Er legt den Sack ab und lässt die alte Dame aufsteigen. Die Nacht bricht ein, es donnert und das Gewitter bricht los. Die Alte sagt ihm, dass er sich nicht wegen seines Mehlsacks beunruhigen solle. Als der Bauer am nächsten Tag sein Mehl abholte, war das Mehl tatsächlich trocken geblieben; als er aber zurückkam, war die alte Dame gestorben. Nach dem feierlichen Begräbnis wurde ihr Leichnam unter dem Altar Notre-Dame-de-las-Gradas zur Ruhe gebracht.

Posté le février 12, 2008 dans Environnement et agroécologie | Commentaires fermés

Installation de Wolfgang LAIB, Roc del Maure, Mai-Juillet 2000.

On l’appelle aussi la Chambre de cire. C’est au plasticien allemand Wolfgang LAIB que l’on doit cette grotte artificielle creusée dans la montagne catalane en pleine nature et entièrement tapissée de cire d’abeille.

Né en 1950, Wolfgang LAIB ne se projetait pas dans sa jeunesse dans une carrière artistique. Il fait des études de médecine et obtient son doctorat. Mais c’est à ce moment-là qu’il décide d’abandonner la médecine et de se diriger vers une carrière artistique. Il débute par la sculpture.

W. Laïb travaille uniquement avec des matériaux organiques tels que la cire, le riz, le pollen et le lait.

Au départ, la Chambre des Certitudes était réalisée dans des musées. Le projet d’en faire une dans la nature est parti des USA. Dans les années 80, l’artiste fait une série d’expositions à travers les USA. Il part visiter le désert du Nouveau Mexique. Tombant sous le charme de ces rochers isolés, il lui vient l’idée de faire une chambre dans la nature. Mais le désert du Nouveau Mexique ne lui convient pas pour des raisons techniques. Il ne parle à personne de son projet.

Quelques années plus tard, il fait une exposition à Collioure. Il parle au conservateur du musée de son idée. Le conservateur lui propose de sillonner le département pour trouver un endroit propice à la réalisation de l’œuvre. Il découvre alors le Canigou et, subjugué par cette vision, il décide de réaliser l’œuvre à Casteil. Le Canigou répond en fait à ses attentes artistiques car c’est un élément naturel (une montagne) qui suscite une forte émotion chez les catalans (c’est la montagne sacrée des catalans). Mais, finalement l’endroit ne convient pas. Casteil se trouve sur un flanc du Canigou et s’il creuse là, les gens en sortant de la chambre ne verraient pas le Canigou !

Quelques temps plus tard, , il atterrit à Marcevol. Il décide de monter au Roc del Maure pour trouver un site approprié. Et il arrive enfin devant « Son Rocher », d’où l’on a une vue imprenable sur le Canigou .

Le dossier est déposé au Ministère de la Culture qui pour l’an 2000 finance les fameuses commandes publiques. Le projet est accepté. Les travaux débutent en mai 2000.

Réalisation de l’ oeuvre

La Chambre des Certitudes est une cavité qui a été creusée artificiellement dans la roche. On a dû dynamiter le rocher. Au départ, elle devait avoir la forme d’un parallélépipède. Mais les ingénieurs se sont rendu compte qu’à force de lisser les parois, la roche perdait de sa stabilité et le site devenait trop dangereux. On a donc dû laisser le fond de la cavité tel qu’il était. La cire, qui se présentait sous forme de plaques très lourdes a été acheminée là haut par hélicoptère. On a ensuite découpé les plaques en petits morceaux pour les faire fondre dans un chaudron. La cire, une fois liquide, a été étalée sur les parois à l’aide de truelles et de palettes et des fers à repasser chauds.

La Chambre des Certitudes de Wolfgang LAIB a été inaugurée en juillet 2000.

Cette oeuvre est prise en charge par l’Association pour l’Ermitage de Wolfgang Laib ( AEWL)

Pour visiter appeler : 00 33 6 15 13 16 12

www.waxroom.fr

Posté le février 11, 2008 dans Classes de patrimoine | Commentaires fermés

Sous le climat merveilleux des Pyrénées Orientales, vous conjuguerez culture et loisirs en découvrant le prieuré de Marcevol, ses traditions, son histoire, son environnement, face au Canigou.
La Fondation du prieuré de Marcevol met à votre disposition sa structure et ses collaborateurs, garant de votre satisfaction.
La préparation du séjour représente l’étape essentielle qui garantie le bon déroulement de votre classe de patrimoine.
Aussi n’hésitez pas à prendre rendez vous pour venir visiter notre centre.
Ensemble, nous établirons le projet.

Lieu d’accueil et d’hébergement.

Pour vous, enseignants et accompagnateurs, c’est vivre à son rythme, en toute liberté, dans un projet pédagogique préparé. En moyenne montagne, à une altitude de 520 mètres, un site exceptionnel, riche de traditions et de découvertes. En toutes saisons, le prieuré de Marcevol, offre aux classes de patrimoine des conditions d’étude et de détente dans un cadre extra-scolaire.

Confortable … l’hébergement

Ce sont des chambres de 2 à 5 places. Les draps housses et les couvertures sont fournis. Les élèves d’une même classe sont regroupés dans le même bâtiment.

Gourmande … la restauration

Ce sont des petits-déjeuners, des déjeuners et des dîners adaptés à l’âge des élèves sans oublier le goûter ! Un pique-nique est fourni lors des excursions.

Active … la pédagogie

C’est une collaboration de tous les instants, entre vous, maître – d’œuvre du séjour et votre interlocuteur, la Fondation du prieuré de Marcevol. Dès votre arrivée, une salle de classe équipée vous est réservée.

La présentation

L’Association du Monastir de Marcevol, créée en 1972, a pour but d’animer et de développer des activités dans le cadre du Prieuré de Marcevol. Depuis cette date, l’Association a entrepris de nombreux travaux de restauration sur l’ensemble du site. Séjours, stages et rencontres ont lieu toute l’année. Depuis 1986, l’Association accueille et anime également des classes de patrimoine. En 1995, l’Association du Monastir de Marcevol a posé sa candidature pour l’adhésion à l’Union Nationale des Centres Permanents à l’Initiation de l’Environnement (U.N.C.P.I.E.). Après plus de 20 ans d’existence, l’Association prend de nouvelles orientations dans le domaine de la gestion du site qui la rapproche des orientations des C.P.I.E.. Le label a été obtenu en juillet 1996. L’Association voudrait participer, au sein de l’Association pour la protection et la mise en valeur de l’Environnement et du Patrimoine du Conflent (A.E.P.C.), à des projets communs avec d’autres membres, au développement du pays du Conflent, en coopération avec les Réserves Naturelles.

Le 16 novembre 2001, l’Association du Monastir de Marcevol est devenue la Fondation du prieuré de Marcevol, reconnue d’utilité publique.

Notre centre est agréé par les Ministères :

  1. DASS
  2. Jeunesse et Sport (35 enfants)
  3. Education Nationale

Le lieu d’accueil

Au nord de la Catalogne, en Conflent, dominant la vallée de Prades, le prieuré de Marcevol (église du XIIè siècle) a été fondé par les chanoines du St sépulcre. Lieu d’accueil et de rassemblement pendant des siècles, le Monastir devient propriété privée après la révolution de 1789.
L’église prieurale, à trois nefs, classée monument historique, possède un magnifique portail en marbre rose.
L’église paroissiale de Marcevol (Notre Dame de las Gradas) située au hameau, relève, elle, du premier art roman ou style lombard. Elle abrite un retable, classé du début du XVIè siècle.
Le site du prieuré, la proximité du hameau de Marcevol, les garrigues, terres cultivées qui l’entourent, en font un lieu privilégié de sensibilisation à l’environnement géographique, historique et économique local.
Le hameau de Marcevol domine la vallée de la Têt, sur un versant boisé, descendant jusqu’au lac de Vinça, à quelques kilomètres de Prades. Il se situe sur la commune d’Arboussols.
Le hameau se trouve comme un écrin, sur un petit plateau vallonné. Son village est typique : anciennes fermes ou bergeries en pierres rénovées. Au détour de ruelles sinueuses, une petite église domine le hameau au centre du village.
Le prieuré de Marcevol, un des chefs-d’œuvre de l’art roman, est situé au cœur même de la région des abbayes et des prieurés prestigieux tels que

  1. Serrabonne
  2. St Michel de Cuxa
  3. St Martin du Canigou

Mais plus proche et non moins prestigieux, quelques témoins de sa lointaine histoire, tels que :

  1. l’oppidum du roc del Moro : témoin de l’occupation préhistorique
  2. les dolmens de la Barraca
  3. l’église paroissiale de Marcevol : Notre Dame de las Grades

Organisation administrative et financière

La Fondation du prieuré de Marcevol est habilitée à recevoir des Classes de Patrimoine au Prieuré de Marcevol. Ces classes se déroulent selon le schéma administratif des « classes transplantées ». Il est à la charge de l’établissement scolaire d’assurer l’encadrement des élèves (2 personnes minimum par classe) en coordination avec les animations prévues.Le centre peut aussi proposer un animateur de la vie quotidienne qualifié (facturé en sus).
Avant le début du séjour, une convention est signée entre la Fondation du prieuré de Marcevol et l’établissement scolaire, précisant les engagements des partenaires.
Le programme pédagogique est élaboré en collaboration avec les enseignants concernés, avant le séjour.
Des animateurs qualifiés ont la responsabilité de l’organisation matérielle et du programme d’animation des classes de patrimoine en liaison avec les choix pédagogiques des enseignants. Cette démarche pédagogique s’oriente en général autour d’une réalisation centrale.

Tarifs

Les frais de séjours s’élèvent pour l’année 2007-2008 à 28 € par jour et par élève pour la partie hébergement. Les frais d’animation sont facturés en fonction du projet (130 à 280 € par jour).

Les prestations comportent :

  1. l’hébergement en pension complète
  2. l’assurance
  3. l’animation par des animateurs spécialisés
  4. le matériel d’animation et de documentation
  5. le transport pendant le séjour
  6. la gratuité pour une personne d’encadrement

Les frais de transport jusqu’au prieuré de Marcevol et le retour sont à la charge de l’établissement scolaire ou facturés en sus.

Le règlement des frais de séjour est effectué à l’ordre de la FONDATION DU PRIEURE DE MARCEVOL sur présentation d’une facture.

Objectifs pédagogiques

Vivre l’architecture

« vielle pierre » ne veut pas dire « pierre morte ». Habiter des bâtiments anciens, c’est faire leur connaissance, les vivre dans leurs détails, se les approprier, avoir envie de comprendre.

Le patrimoine : une histoire en continu « comme avant » … avant quoi ? Rien de plus passionnant que de connaître l’histoire des transformations d’un lieu. A chaque nouvel usage, des adaptations nouvelles. Le prieuré de Marcevol n’a pas fini de se transformer dans le respect de son histoire passée mais aussi grâce et pour ceuxqui en font l’usage aujourd’hui et qui en font l’histoire.

L’environnement humain, géographique et économique

Du prieuré de Marcevol partent des cercles concentriques : les bâtiments entourés de terrasses cultivées et de garrigues, le hameau de Marcevol et son église fortifiée, le plateau entouré de collines, promontoire au-dessus de la Têt. L ‘élevage, l’agriculture et la viticulture ont modelé le paysage. Aujourd’hui, Marcevol, village d’une trentaine d’habitants, donne un exemple d’activités nouvelles qui peuvent se développer dans l’arrière-pays.

Pratique et technique

A Marcevol, il y a toujours un chantier en cours. Se confronter aux outils, aux matériaux, au savoir-faire, c’est regarder autrement un mur de pierres sèches, comprendre « comment ça tient », pourquoi on utilise tel matériau plutôt que tel autre, quelles sont les techniques traditionnelles utilisées encore aujourd’hui.

Un outil pédagogique : la voûte

Il existait au Moyen-Age plusieurs corps de métiers et corporations à partir du XIIè siècle : la répartition des tâches était bien définie selon sa spécialisation : tailleurs de pierres, charpentiers, maçons … En général la construction d’une église commençait par la partie occidentale en remontant vers l’abside. Les charpentiers construisaient un échafaudage en bois qu’ils incluaient dans les murs au fur et à mesure de la construction. Donc il ne coulissait pas comme dans la maquette (plus fonctionnel pour la démonstration). A Marcevol, la voûte n’était pas construite de cette façon. Certes, il s’agissait d’une voûte en blocage, par-dessus laquelle les maçons coulaient du mortier (chaux et sable), mêlé à du tout venant (moellons concassés ramassés sur place). L’arc plein cintre tient tout seul grâce à la découpe des pièces, plus larges en haut qu’en bas et le système des poussées les unes contre les autres.
Au prieuré, une maquette tactile, démontable, permet de comprendre les différentes étapes de la construction puis de les observer sur le site même.

Télécharger les ateliers au format .PDF

Atelier n°1 : La découverte du site de Marcevol : jeu de découverte
Atelier n°2 : Lecture de paysage : lire le paysage comme un livre
Atelier n°3 : Le milieu de la moyenne montagne méditerranéenne
Atelier n°4 : La vie quotidienne au Moyen Age : odeurs et saveurs
Atelier n°5 : Fresque
Atelier n°6 : Taille de pierre
Atelier n°7 : La table médiévale des catalans : odeurs et saveurs
Atelier n°8 : Tradition et culture catalane

Télécharger les programmes de la classe de patrimoine au format .PDF

Les bâtisseurs de l’époque romane

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